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La proteina anti invecchiamento

proteina anti invecchiamento

La proteina anti invecchiamento delle cellule del sangue che aiuta a rallentare il declino cognitivo

Come può aiutare la proteina anti invecchiamento? Con l’aumento dell’aspettativa di vita in tutto il mondo, l’umanità va sempre più incontro ad un declino cognitivo legato all’età.

La medicina attuale è solo in grado di rallentare il deficit cognitivo, ma fortunatamente sono in atto diverse sperimentazioni e un innumerevole numero di studi che promettono di bloccare definitivamente la perdita delle facoltà mentali.

Una proteina contro il deficit cognitivo

Può diventare una proteina il nostro miglior alleato contro le patologie neurodegenerative?
Forse è ancora presto per dirlo, ma diversi sono gli studi condotti contro le malattie neurodegenerative.

Sicuramente quelli riguardanti la proteina ADORA2B e quelli sulla proteina eNAMPT sono i più promettenti.
Premesso che dobbiamo essere assolutamente coscienti dei nostri limiti nell’ambito della ricerca e della medicina, davanti a noi quali orizzonti, frontiere e sfide si aprono?

La proteina ADORA2B

La proteina ADORA2B è conosciuta per liberare ossigeno nel sangue, il quale poi verrà utilizzato dall’organismo per la respirazione cellulare.

Questa proteina è presente nella membrana dei globuli rossi ed è il recettore dell’adenosina: una sostanza adiuvante nel trasferimento di energia cellulare, formando le molecole di ATP (adenosintrifosfato).
Nel cervello, l’adenosina ha il ruolo di un inibitore, infatti promuove il sonno e sopprime il risveglio.

L’esperimento con ADORA2B

I ricercatori, per testare le potenzialità di questa proteina, hanno creato dei topi privi di ADORA2B per poi effettuare un confronto con gli altri individui che non erano stati modificati.

Il risultato che il team ha ottenuto ha lasciato la comunità scientifica senza fiato.
I topi privi di ADORA2B, quando invecchiavano, presentavano dei deficit cognitivi molto più accentuati rispetto agli altri.

Inoltre, gli scienziati sottoposero i roditori a lunghi tempi di privazione dell’ossigeno e notarono che i topi in cui non era stata sottratta la proteina ADORA2B presentavano effetti comportamentali e biologici meno notevoli rispetto alle cavie modificate.
Questo esperimento ha dimostrato le potenzialità di questa proteina e la sua vitale importanza per tutti gli esseri viventi.
Fino ad ora, l’intera ricerca in questo settore si era concentrata quasi esclusivamente sui cambiamenti dell’espressione genica negli organi terminali.
D’altra parte, questi mutamenti non spiegano come avviene esattamente il declino delle facoltà mentali, quindi lo studio ha posto le basi dello sviluppo di nuovi metodi e approcci per definire, capire e saper trattare l’invecchiamento e i relativi deficit cognitivi correlati.

La proteina eNAMPT

La proteina eNAMPT è un enzima che gioca un ruolo fondamentale nei processi di trasferimento di energia nelle cellule. In particolare, la proteina in questione produce il NAD un vero e proprio combustibile che usa il nostro organismo per tutte le funzioni cellulari.

Con l’invecchiamento, la produzione di NAD diminuisce notevolmente e gli scienziati hanno dimostrato che a questa diminuzione corrisponde un deficit cognitivo, un disturbo del sonno e svariati problemi agli organi di senso (perdita della vista, diminuzione dell’udito ecc…).

L’esperimento con eNAMPT

Gli studiosi, che da tempo monitorano gli effetti di questo enzima sull’organismo, hanno deciso di effettuare un esperimento in cui viene prelevata la proteina eNAMPT dai topi più giovani per poi iniettarla in quelli più anziani.
Anche in questo caso, i risultati della ricerca supportata dal National Institute of Anging sono stati molto soddisfacenti.

I topi più anziani infatti, riportavano notevoli benefici fisiologici e comportamentali, come ad esempio: una maggiore attività fisica, un miglioramento nei ritmi di sonno-veglia e persino i tratti somatici come il pelo o le zampe risultavano più simili a quelli dei topi giovani.

Gli scienziati conclusero che buoni livelli di NAD e di conseguenza un elevato livello della proteina eNAMPT nel sangue, è a dir poco fondamentale al punto da regolare la nostra condizione di salute e soprattutto quanto a lungo viviamo.

Il team di ricerca infine afferma che: nel corso del tempo si potrà determinare l’aspettativa di vita sulla base dei livelli di eNAMPT in circolazione nel sangue.

Conclusioni

I risultati sono senza dubbio incoraggianti. In un orizzonte di medicina rigenerativa, promuovere terapie in grado di prevenire o bloccare il declino cognitivo costituisce una delle frontiere più importanti per l’umanità.
Guardando al futuro dunque, dobbiamo tenere presente tutti questi dati ottenuti dagli esperimenti e cercare di infrangere le nostre barriere.
La nostra salute, almeno in parte è nelle mani di ognuno di noi.

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Redazione Future Bay

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